Kartpostal

Murat Kuyucuklu

Kartpostal (cartolina, in turco) è una rubrica mensile curata da Murat Kuyucuklu, fotografo per passione e guida turistica per professione. Amante delle grandi distese del suo Paese, così come delle culture che lo hanno attraversato e della loro storia millenaria, Murat ci accompagnerà a scoprire gli angoli della terra turca che più lo emozionano, per emozionare anche noi. Nell'attesa di portarci là per davvero.
Il monastero di Alahan:
Un gioiello sconosciuto


In Turchia ci sono dei luoghi meravigliosi fuori dai comuni giri turistici e quindi poco conosciuti, perché per andarci uno deve fare per forza una deviazione dai soliti circuiti. Ma per alcuni ne vale assolutamente la pena. Così è per il monastero di Alahan.
Situato a 50 km a sud dalla provincia di Karaman e a 20 km a nord dalla città di Mut, sulla strada che da Konya va ad Antalya, il monastero di Alahan si trova in una posizione impressionante: è a 1300 metri di altitudine sul livello del mare. 

La regione dove si trova il sito è tra la Cilicia Trakheia (montagnosa) e l’Isauria, regioni relativamente poco battute e studiate. A Mut, oltre ad un ottimo olio d’oliva doc, si producono le albicocche che maturano come primizie fin dall’inizio della seconda settimana di maggio. A Bozkır, invece, l’antica capitale d’Isauria, si produce la tahina (crema di sesamo) più famosa della Turchia. Speriamo però che anche il monastero di Alahan diventi il centro di principale attrazione di tutta la zona. 

Si tratta di un complesso costruito probabilmente tra gli anni 450 e 550 d.C., su una piattaforma di 30 per 200 metri. È costituito dalla chiesa occidentale, dal battistero, dalle celle per i monaci e dalle loro tombe, dalla via colonnata e dalla chiesa orientale. Il monastero ‒ il nome del quale deriva da un han (caravanserraglio) fatto costruire nella valle da un sovrano locale turco, Alacahan ‒ fu scavato dal Prof. Michael Gough, durante una campagna archeologica svoltasi dal 1955 fino al 1972. La sua posizione geografica che creava protezione dai venti nordici, l’abbondanza delle acque sorgive e la presenza di una grotta naturale, che costituì con ogni probabilità il nucleo del futuro complesso, furono probabilmente i motivi che spinsero i monaci a stabilirsi in quel posto. La grotta fu il primo nucleo del monastero formato da vari piani e due chiese: si calcola che potesse ospitare fino a 10-12 monaci. 

La basilica occidentale indica probabilmente l’inizio di un nuovo periodo, quando il monastero si aprì alla visita dei pellegrini, non essendo la costruzione accompagnata anche alla crescita nel numero e grandezza dei locali domestici. Gli storici pensano che i lavori di ingrandimento e le nuove costruzioni furono fatti con i contributi finanziari dell’imperatore Zenone, un personaggio cruciale per questa regione. Nativo proprio di Isauria, Zenone, capo della guardia imperiale di Leone I, sposò Ariadne, la figlia dell’imperatore. Alla morte di Leone I, siccome Leone II, il figlio di Zenone e Ariadne, era ancora troppo piccolo, al suo posto fu proclamato imperatore Zenone. Qualche tempo dopo però, Zenone fu costretto ad abbandonare Costantinopoli in seguito ad una ribellione organizzata contro di lui. Questo periodo di esilio di circa 20 mesi, Zenone lo trascorse a Isauria, la sua patria, dove fu accolto molto bene da tutti. Durante l’esilio Zenone vide in sogno Santa Tecla che lo incoraggiò a riprendere il trono, cosa che farà nell’agosto del 476. Come ringraziamento a Santa Tecla, farà ricostruire una chiesa molto grande sulla sua tomba a Meryemlik, Seleucia ad Calycadnos, oggi Silifke. La seconda ascesa al trono di Zenone segna anche l’inizio dell’arrivo di fondi per incentivare le attività edilizie in tutta Isauria, la patria dell’imperatore che l’aveva così ben accolto durante i suoi giorni più difficili. 

La basilica occidentale, lunga 36 m e larga 16 m, aveva tre navate. Alla navata centrale si accede dalla «porta degli Evangelisti», così chiamata dal Prof. Gough per la presenza di quattro busti scolpiti in altorilievo, da lui ritenuti gli Evangelisti. Sotto l’architrave, l’altorilievo tetramorfo della visione di Ezechiele ‒ che sono anche i simboli dei quattro Evangelisti ‒, fu descritto dal professore stesso come un vero e proprio capolavoro. La profondità con cui fu scolpito il tetramorfo rispetto alle figure vicine, crea una vera e propria terza dimensione. Le due persone raffigurate accanto al tetramorfo possono essere San Pietro e San Paolo. Sulle facciate interne dei piedritti sono disegnati due Arcangeli, probabilmente Gabriele a nord e Michele a sud. Sotto i piedi degli Arcangeli erano raffigurati motivi pagani ‒ oggi difficilmente riconoscibili ‒ relativi ai culti di Cibele e Mitra. La scena, che simboleggia la vittoria di Cristo su questi culti pagani, diventa molto significativa se si considera che alla data della costruzione della basilica erano ancora attivi. Sulla facciata occidentale dell’architrave si trova l’ascensione di Cristo in mezzo ad un medaglione portato da due angeli con sei ali. 

Dopo la basilica occidentale, in direzione est inizia una via colonnata di 114 metri di lunghezza, mai completata, che porta il visitatore verso la chiesa orientale. La via colonnata divide in due il complesso. A metà strada un’edicola segna il punto più importante della via. Anche se visualmente separata, l’edicola si trova di fronte ad una tomba: secondo l’iscrizione funebre si tratta del monaco-fondatore (o uno dei fondatori) del monastero, Tarassis il vecchio (esiste anche un Tarassis giovane) che morì il 13 febbraio 462. Si può dedurre che questo sia stato un nome abbastanza comune in questa regione, se si considera che anche l’imperatore Zenone si chiamava Tarassicodissa (Tarassis, figlio di Codissa) prima di cambiarsi il nome. Secondo il Prof. Gough, l’edicola segna il centro sia fisico che spirituale del monastero, visto che a suo parere il monaco fondatore Tarassis sarebbe stato canonizzato dopo la morte.

Dietro la basilica occidentale si trova il dormitorio a due piani dei monaci, chiamato generalmente «ospizio». Lo studio dettagliato degli spazi ha rivelato che i monaci dormivano singolarmente o in gruppetti di 2-3. 

All’est dell’ospizio, invece, si trova un battistero, prima degli scavi ritenuto una cappella.
Al suo interno, lo stupendo fonte battesimale: una vasca a forma di croce con i tre gradini per l’immersione, alimentata con un canaletto che portava l’acqua corrente da una sorgente. L’edificio del battistero con l’accesso dalla via colonnata e la presenza di due absidi separate lo rende simile al battistero dell’isola Comacina in Lombardia. 

La struttura meglio conservata del complesso è senza dubbio la chiesa orientale, che ha la pianta di una basilica con cupola. Questa pianta, molto utilizzata in Isauria, costituisce un passo architettonico importante, che sarà copiato dalle chiese con pianta centralizzata a Costantinopoli, come Santa Sofia e San Polieucto. Tanti operai che lavoravano la pietra, infatti, vennero mandati in esilio a Costantinopoli dopo la fine della ribellione in Isauria seguita alla morte di Zenone. La chiesa dell’est, di 16 metri per 25 metri, aveva anche un nartece di due piani che oggi è scomparso. Lo spazio che esiste di fronte a questo nartece scomparso era probabilmente dove mangiavano i monaci. La piccola stufa di pietra ‒ come le moderne bombole per campeggio ‒, trovata nel villaggio vicino negli anni Sessanta, suggerisce che i monaci cuocevano così i propri pasti. Oggi questa stufa si trova in una collezione privata. 

Il monastero di Alahan aspetta non solo gli amanti di storia e di archeologia del primo cristianesimo, ma anche gli appassionati di natura e montagna, promettendo alcuni dei più bei panorami di tutto il Paese. 

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