Sha'ar

Maria Elisabetta Ranghetti

Sha'ar (porta, in ebraico) è una rubrica mensile curata da Maria Elisabetta Ranghetti, scrittrice e fotografa. Appassionata di Medio Oriente, ha trascorso gli ultimi vent'anni a contatto col mondo ebraico viaggiando tra Israele e Palestina. Due dei suoi romanzi – Oltre il mare di Haifa  e Corri più che puoi  – narrano le vicende di quella terra e sono stati presentati ad Haifa e Gerusalemme.  Il terzo -  Habaytah  del 2024 - porta il lettore dentro a una vicenda dal sapore universale raccontando il mondo complesso degli charedim, gli ultraortodossi.  
Elisabetta ci aprirà una porta sull’ebraismo raccontandoci, con parole e talvolta immagini, una realtà sfaccettata e piena di fascino, per incontrare un popolo millenario con cui camminare insieme.

L’impurità nel mondo ebraico

L’impurità nel mondo ebraico è un argomento complesso, poco conosciuto dai non ebrei e pieno di fraintendimenti. Spiegarlo in un articolo è impossibile, motivo per cui mi limiterò a dare solo degli spunti.

Cominciamo subito sgombrando il campo da un equivoco: il termine ebraico tum’ah non indica un concetto etico legato al peccato e alla sporcizia interiore, ma una condizione ontologica. Ha a che fare con Dio e la sua sacertà – ovvero il rapporto col sacro – e si può diventare impuri anche se si ha un comportamento retto dal punto di vista morale.

Stare al cospetto di Dio è qualcosa di immenso, grande a tal punto da essere pericoloso; proprio per questo occorre essere puri perché l’impurità comporta un depotenziamento che rende l’essere umano vulnerabile di fronte al Creatore.

Si diventa impuri quando si entra in contatto con un cadavere, con un cibo non kasher, col sangue. Per tornare ad avere accesso al rituale – all’ambito del sacro – occorre purificarsi seguendo alcune procedure. Tra esse c’è l’immersione nel mikveh; letteralmente la parola vuol dire «raccolta»; e indica una vasca di raccolta delle acque che devono essere di origine naturale. Il mikveh è presente in ogni luogo dove c’è una comunità ebraica e ha determinate caratteristiche strutturali che trovano indicazione nei testi sacri. L’immersione in acqua determina una rigenerazione spirituale (come non pensare al battesimo che nasce all’interno del mondo ebraico, dato che le prime comunità cristiane altro non erano che una corrente dell’ebraismo).

A normare il discorso puro/impuro è il Levitico in numerosi passaggi; fino alla presenza del Tempio, numerose erano le regole da seguire per essere idonei all’immissione al cospetto di Dio (basti pensare alla figura del Cohen, il sacerdote, e ai riti di purificazione a cui doveva sottoporsi). Dopo la caduta del Tempio, molte sono venute meno, anche se attualmente alcune rimangono valide; fra esse l’obbligo per la niddah, la donna mestruata, di recarsi al mikveh a fine ciclo prima di tornare in contatto col proprio marito.

Il mondo giudaico è una galassia e proprio per questo declina i concetti in maniera diversa senza che questo crei contrasto; ecco spiegato così il motivo per cui una donna in età fertile non dà la mano all’atto della presentazione o perché nel mondo dei charedim marito e moglie dormano in letti singoli separati e non in un letto matrimoniale per non creare contaminazione durante il ciclo mestruale.

I numerosi equivoci attorno al concetto di impurità nascono dal cambiamento di significato che la parola assume nel corso del tempo e dalla storia che l’ha accompagnata.

In una società liquida come la nostra – che butta nell’etere parole a raffiche in preda a un’incontinenza verbale – tutto rischia di essere frainteso, veicolando giudizi pericolosi e privi di fondamento laddove mancano adeguate informazioni.

È importante non lasciarsi trascinare dalla superficialità e dalla fretta di parlare; si deve ricordare che il tempo modifica linguisticamente il valore delle parole. Occorre prestare attenzione al significato di un termine collocandolo nel giusto contesto culturale e, per evitare pregiudizi infelici, è sempre meglio andare a fondo dei concetti che contraddistinguono un mondo a noi sconosciuto.

Il Museo d'Israele, Gerusalemme, Foto © Museo d'Israele, Gerusalemme, di Elie Posner

© fotografie di Maria Elisabetta Ranghetti

© fotografie di Maria Elisabetta Ranghetti