Valeria Giannotta

 

Sono arrivata in Turchia nel 2009 per motivi di ricerca e professionali senza alcuna aspettativa, pensando di rimanere al massimo sei mesi. E invece sono passati anni, pieni di tutto. Istanbul, Gaziantep, Ankara… Abito un paese in continua trasformazione, che mi ha accolta in mezzo a contraddizioni e sfumature.

L’angolo del çay è uno spazio offerto per avvicinare la Turchia e la sua gente attraverso la storia del mio quotidiano. Esperienze, eventi, incontri, relazioni: scampoli di vita. L’auspicio è di aiutare a uscire dai cliché a senso unico, che non colgono la complessità cangiante del reale. E di invitare a conoscere questa immensa terra dai mille volti un po’ più da vicino.

Burası Türkiye!

 

Di recente ho ritrovato un mio piccolo taccuino, uno di quelli che si è soliti mettere in borsa e portare con sè per annotare informazioni, contatti, ma anche stati d’animo e riflessioni. Questo risale a qualche tempo fa. Alcuni pensieri confusi, che rileggendo mettono in luce uno spaccato di vita reale in quel Paese straordinario che è la Turchia, crocevia di storie e di incontri. Sfogliandolo ritrovo appunti sui racconti di alcuni studenti sia turchi che stranieri, che mi hanno particolarmente colpito, inducendo a pensieri sul senso delle cose. Come la storia di Yahya che oggi è un affermato professionista. Il nostro incontro è stato quello tipico dell’insegnante con lo studente; Yahya frequentava un mio corso a livello Master. Col tempo si è instaurata una sorta di confidenza, dettata forse dalle vicissitudini di essere entrambi stranieri e quasi certamente dal fatto che, quando si è soli a dover affrontare crisi e preoccupazioni, si ha bisogno di orecchie che possano ascoltare. Non era certamente un’esperienza facile per lui che scappava da Mosul, una città finita sotto il controllo di ISIS, teatro di guerra e di distruzione. Solo dopo quattro anni dal suo arrivo in Turchia Yahya è riuscito a tornare a casa e accertarsi con i propri occhi dello stato della famigla e delle cose. Era il 2018 e gli anni che lo hanno separato da casa sono stati a dir poco intensi, fatti di guerra, di silenzi forzatamente prolungati con gli amici e la famiglia rimasti in terra natia. Una sofferenza imposta dalle circostanze. Al suo ritorno il fratello ha registrato un video a sorpresa. Scene di vita quotidiana, di accoglienza e di emozione: l’abbraccio interminabile con la madre, il sorriso infinito e sincero del padre, le corse dei nipoti ormai cresciuti e il pianto di quello più piccolo che prima di allora non avevo mai visto lo zio. È stata un’emozione forte anche per me perchè conoscevo la storia e conosco lui, e perchè questa parte di mondo è fatta di storie vere, di cui normalmente si legge sui giornali. La Turchia è un Paese da cui passano le vite, sia quelle provenienti dalla vicina regione in fiamme, che da un Occidente curioso. È proprio davanti al çay che Yahya con una serenità ormai acquisita confessa che anni fa non avrebbe mai immaginato di dover passare attraverso tutto questo e di poter 1. rivedere la famiglia solo dopo tanti anni; di sentire la Turchia come casa e di aver fatto amicizia con tanti stranieri, anche italiani. Le nostre conclusioni sono simili. Nonostante il vissuto e i cammini diversi, nessuno dei due avrebbe mai pensato di trovarsi in una dimensione così diversa da quella orginaria, attorniati da persone con background peculiari, ma ognuno con una propria storia da raccontare. È il dinamismo della Turchia e della sua gente cordiale e accogliente,il meltingpot culturale e il vento che soffia da oriente, incontrando le esperienze che giungono dall’occidente, a toccare le anime, anche quelle meno sensibili, spingendo a vivere ogni cosa dal profondo. La Turchia fa compiere viaggi anche all’interno di se stessi, fa riscoprire la forza, genera motivazione, portando allo scoperto vocazioni e inclinazioni. La Turchia permette di non farsi travolgere dagli eventi. Forse è anche questo il senso del detto «Burası Türkiye» (qua è la Turchia) che spesso ripetiamo da queste parti ad intendere che tutto è davvero possibile. Nel suo percorso ad un certo punto Yahya si era quasi convinto che la famiglia fosse morta; passavano le settimane senza ricevere notizie e quello che si leggeva sui media faceva presagire il peggio. Riabbracciarli ha significato risorgere, sia per lui che per loro. Rinascere dalle ceneri con una nuova consapevolezza che segnala che si può affrontare tutto, che si può assumere il rischio d vivere ogni cosa. Ci siamo capiti al volo a proposito di Turchia, delle innumerevoli opportunità di confronto e crescita, della delicata posizione regionale e delle mille questioni che passano dai suoi confini, impattando la vita quotidiana di ognuno. Molto spesso è un Paese vituperato, a volte ingiustamente. La sua gente accoglie e ospita. Noi che siamo diventati concittadini, possiamo dire che, sebbene i problemi permangano, poche possono essere le questioni davvero ingestibili. Insomma, la Turchia regala esperienze, sentimenti e vibrazioni. È un gioco di empatie e sfumature di gesti e sensazioni che toccano nel profondo. Hayat böyle! (così è la vita), si dice da queste parti. Ed è una vita in cui non si smette di imparare e in cui ci si mette al servizio degli altri. Una vita di comunità,in cui l’aspetto umano conta davvero.

È degli ultimi giorni una notizia documentata dai media nazionali e diventata virale. Un poliziotto di servizio allo stadio ha raccontato minuto per minuto la partita a uno spettatore diversamente abile che ha potuto godere dello spettacolo anche grazie alla complicità creatasi con il suo interlocutore. È un dato di fatto che qui in Turchia anche le cose più impossibili possano diventare possibili, e viceversa anche alcune banali e scontate a volte possono diventare complicate e contorte. Qua si vive di inaspettato che può portare grande soddisfazione e infondere fiducia. Non c’è nulla da fare, Burası Türkiye!

 

 

 

 

 

 

Erdogan e il suo partito

AKP. Tra conservatorismo e riformismo

Valeria Giannotta

(Castelvecchi, 2018)

 

L’affermazione dell’AKP come partito di centrodestra con radici ideologiche islamiste e la sua posizione sempre più dominante all’interno del sistema statuale turco sono esempi perfetti di trasformazione politica. Asceso al potere nel 2002 come catch all party con un programma “democratico conservatore”, si è col tempo strutturato su posizioni sempre più identitarie e ideologicamente orientate, avviando un nuovo corso politico in Turchia. Capace di mobilitare le masse grazie al carisma del suo leader fondatore – Recep Tayyip Erdogan – ha avviato profondi cambiamenti nella società e nel sistema politico del Paese anatolico. Combinato all’analisi teorica organizzativa del partito e del suo programma, questo libro pone particolare attenzione alla comprensione della politica turca da un punto di vista oggettivo e interno, anche grazie all’osservazione sul campo dei maggiori avvenimenti sociopolitici vissuti dalla Turchia negli ultimi vent’anni.