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Sagalassos: una spa dei tempi antichi

Il prof. Marc Wealkens dell’Università Cattolica di Lovanio in Belgio, ancora bambino, all’età di sei anni, dopo aver letto le prime quattro pagine relative alla scoperta della famosa città di Omero in un fascicolo del fumetto Spirou, dichiarò a suo padre che da grande sarebbe andato a scavare Troia.
Era il 23 di agosto dell’anno 1983; e in Turchia ci venne davvero, molti anni più tardi: «Arrivai con un mio amico e collega inglese Stephen Mitchell alle 7,30 del mattino; l’ora più bella. Vidi una delle rovine più romantiche della Turchia e quel giorno capii che sarei rimasto qua per lungo tempo».
Parlava di Sagalassos, una delle città greco-romane più belle in assoluto, ma altrettanto poco conosciute.
La città si trova a sud-ovest del Paese, tra i confini dell’antica regione di Pisidia, nel distretto di Ağlasun di Burdur, a 109 km da Antalya, il principale centro di attrazione turistica della zona.
Le sue rovine si trovano sul monte Akdağ, lungo la parte occidentale della catena del Tauro, disposte su una serie di terrazzamenti a un’altitudine tra i 1400 e i 1750 metri.
La sua posizione era decisamente strategica perché controllava il passo che unisce le aree montagnose dell’Anatolia Centrale alla costa meridionale della Panfilia.
Durante il periodo ottomano l’ambasciatore francese Paul Lucas, inviato dal re Luigi XIV, nel 1706 aggregandosi a una carovana che andava da Antalya a Konya e passando proprio vicino alle rovine, fu il primo occidentale a scoprire i resti di questa città, ma sarà poi Francis Arundel, sacerdote e viaggiatore inglese, dopo aver esaminato un’iscrizione lì ritrovata, a capire, nel 1824, che si trattava di Sagalassos.
In seguito fu nuovamente ignorata, finché nel 1972 inziarono i primi scavi archeologici e nel 1991 il prof. Marc Wealkens divenne il direttore di uno dei più grandi progetti archeologici multi-disciplinari del Mediterraneo.
«Uno, a guardare le rovine e il paesaggio attuale, farebbe fatica a capire come mai gli abitanti scelsero proprio questo posto montagnoso, brullo e arido» diceva il professore, aggiungendo: «In realtà nel passato il panorama era molto diverso; sotto i terrazzamenti della città esiste infatti uno strato di argilla e l’acqua che scendeva dai monti, incontrando questo strato d’argilla impermeabile, creava innumerevoli sorgenti, che veniva fatta scorrere nei ninfei monumentali che ora possiamo di nuovo ammirare».
Secondo il prof. Wealkens anche il clima era ben diverso: la temperatura era più alta di due gradi così che – in un periodo che va dall’età di Augusto fino al VI sec. – questo clima mite permise agli abitanti della città di coltivare addirittura gli ulivi a un’altitudine così elevata. E concludeva: «Gli ultimi cedri, inoltre, furono tagliati solo nel XIX sec. per essere spediti in Egitto durante i lavori di costruzione del Canale di Suez».
Tutto quello strato di argilla, inoltre, era il materiale principale dei prodotti di terracotta con i quali la città fu conosciuta in tutto il Mediterraneo. La lavorazione del vasellame è una tradizione millenaria in Anatolia, tanto che proprio nella zona di Burdur è stato scoperto il tell del tardo neolitico-inizio calcolitico (6500-5000 a.C.) Hacılar (27 km a sud-ovest di Burdur), famoso per l’alta qualità dei prodotti di vasellame lì rinvenuti.
Nell’Agora Alta di Sagalassos si trova il monumento più spettacolare della città: la Fontana degli Antonini (il Ninfeo Antonino). Fatta costruire probabilmente da parte del benefattore più importante di Sagalassos, Titus Flavianus Severianus Neon e sua moglie, sopra un altro ninfeo già esistente dal periodo di Augusto, la fontana è lunga 28 metri e alta 9. L’acqua portata dalla sorgente vicina riempie il bacino di 81 metri cubi di capacità, facendo una cascata di 4,5 metri di altezza e offre ai visitatori un spettacolo maestoso. Le statue attualmente visibili poste ai due lati della fontana nel 2011, sono la copia di quelle originali conservate nel museo di Burdur, e rappresentano Dioniso ubriaco aiutato da Satiro. Altre statue (Nemessis, Apollo, Asklepios, Koronis) collocate in periodi successivi, furono danneggiate durante fasi turbolente della città. Infine, c’erano anche diverse statue appartenenti ai membri della famiglia Neon.
Anche nella città bassa, l’edificio più grande di questa area è dedicato all’acqua: il complesso monumentale delle Terme Imperiali, costruito sopra altre terme preesistenti, per poter ospitare il numero accresciuto di visitatori della città in seguito alla decisione dell’imperatore Adriano di usare Sagalassos come centro religioso della Pisidia. Sistemate in due spazi separati dedicati agli uomini e alle donne, le terme avevano, oltre i soliti spazi del calidario, tepidario e frigidario, anche camere di vapore, piscine, spazi di servizio e latrine aperte al pubblico. L’imponente complesso – che non aveva niente da invidiare da quelle di Efeso – aveva un salone marmoreo di dimensioni di 25 metri quadrati, chiamato «il salone dell’imperatore», dove forse venivano onorati anche i vincitori delle gare sportive e dove, con ogni probabilità, venivano esposte le statue colossali degli imperatori Adriano, Marco Aurelio, Lucio Vero e delle loro mogli (ora tra i pezzi più belli del museo di Burdur).
Nel 400 d.C. alcuni spazi delle terme furono trasformati in un grande salone per i banchetti, che poi fu utilizzato anche dai cristiani per le commemorazioni dei martiri.
Il giro della città riserva ancora altre belle sorprese che lascio a voi…
Vi suggerisco di concludere con un percorso trekking che, attraverso l’antica via romana, porta fino ad Ağlasun.
Potreste poi fare una sosta a Burdur, prima per ammirare le bellissime statue ritrovate durante gli scavi e poi, per recuperare le energie assaggiando alcuni prodotti tipici tra cui la ceviz ezmes (una pasta di noci, zucchero e semola fine), l’ haşhaş helvası (la pasta di semi di papavero mischiati a melassa d’uva) e la kenevir helvası (la pasta di semi di canapa e zucchero con melassa d’uva).
Insomma, prendetevi una giornata di relax a Sagalassos, unica antica città greco-romana in Turchia, che unisce ancora perfettamente cultura e natura, in un compendio di gusto, vista, salute e serenità!

P.S. Durante la preparazione di questa rubrica è arrivata purtroppo la notizia della morte del professor Wealkens. Vorrei esprimere le mie sincere condoglianze a nome di tutti gli appassionati dell’archeologia.
Verrà sempre ricordato con gratitudine per la sua vita dedicata a Sagalassos.


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