La fontana di Traiano a Laodicea
Ricordo che tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila, quando portavo i pellegrini a Laodicea, una delle sette chiese dell’Apocalisse, c’era ben poco da far vedere. Tranne pochi monumenti che avevano resistito all’usura del tempo, peraltro difficilmente individuabili come struttura, non c’era molto da dire e da vedere. In un sito così importante per la fede cristiana, i sacerdoti che volevano pregare o celebrare la messa con i loro gruppi avevano a disposizione solo la fontana di Caracalla, che successivamente era stata utilizzata come battistero.
Le cose sono cominciate a cambiare nel 2003 con l’inizio degli scavi guidati dal prof. Celal Şimşek dell’Università di Pamukkale. Con il vantaggio del clima mite della regione, gli archeologi cominciarono a scavare tutto l’anno ¾ e continuano tuttora così. Con questo sistema, in poco tempo è emersa una città veramente affascinante: scavando quasi alla velocità della luce e usando le tecniche più moderne di anastilosi, mantenendo il restauro fedele all’originale e usando materiali moderni, anno dopo anno i visitatori hanno cominciato a veder affiorare dal nulla un sito meraviglioso. Il tempio A, la chiesa di Laodicea, scavata e restaurata nel 2011, il teatro occidentale ristrutturato e il portico sacro rimesso in piedi, rendono adesso la visita del sito molto piacevole.
Uno degli ultimi regali del Professore agli amanti dell’archeologia fu il restauro della fontana di Traiano rimessa in piedi circa due anni fa. Come si sa, gli archeologi non hanno più bisogno di scavare un’intera area per capire cosa si trova sotto: i droni con una camera speciale che registra le immagini create da raggi elettromagnetici, svelano dall’alto i segreti del sottosuolo. Una volta identificato l’elemento architettonico si decide se scavare e dove iniziare. Nel nostro caso si è deciso di scavare l’area della fontana nel 2013, dove fino all’inizio del 2000 si svolgevano attività agricole. Il risultato è affascinante.
Gli scavi hanno permesso di capire che si trattava di un’area amministrativa: un edificio (non ancora scavato) dove dimorava il governatore, con davanti un atrio e di fronte la fontana a forma rettangolare di 23 x 15,5 metri, dedicata all’imperatore Traiano. La sorpresa fu il ritrovamento della statua dell’imperatore dentro il bacino semicircolare: ritrae l’imperatore vittorioso in posa per un discorso all’esercito, insieme ad una figura con le mani legate al suo scudo da dietro, che arriva fino al livello della vita dell’imperatore e lo guarda con un’espressione di supplica. Si tratta di Decebalo, re della Dacia.
Traiano, generale popolare di grandi doti, diventò imperatore dopo la morte di Nerva che lo aveva adottato appena un anno prima della sua morte. È l’imperatore che portò l’impero alla sua massima espansione, con i suoi cinque milioni di chilometri quadrati. Onorato dal Senato con il titolo di Princeps optimus, non concesso ad altri imperatori, Traiano fu veramente uno dei più grandi imperatori della storia romana. Uno dei titoli che usava nel nome ufficiale era «Dacius», il Dacio, che gli fu dato dopo la sua conquista della Dacia, l’attuale Romania. Non molto contento della pace stipulata con il re della Dacia da parte di Domiziano nell’89, considerata umiliante per Roma, Traiano decise di prepararsi per una guerra contro il re della Dacia Decebalo (il cui nome significa «forte come dieci uomini»). Dopo una lunga campagna militare, Decebalo si arrese chiedendo un trattato di pace a Traiano, decretando così la fine della prima guerra dacica. L’imperatore tornò contento a Roma, ma Decebalo attaccò di nuovo i romani. Traiano allora, deciso a risolvere definitivamente il problema, ripartì per la Dacia con la metà di tutta la potenza militare di Roma, quasi duecentomila di soldati! Il risultato fu inevitabile e Decebalo si suicidò quando capì di non avere scampo.
Ecco, la persona schiavizzata vicino all’imperatore Traiano è il re daco Decebalo, morto suicida. Il complesso scultoreo ha una valenza anche simbolica perché svolgeva una funzione di propaganda: l’imperatore è rappresentato non solo come conquistatore vittorioso della Dacia, ma anche come colui che garantisce l’acqua e la prosperità al popolo, poiché l’acqua della fontana fuoriesce direttamente da sotto di lui. Dal grande bacino interno a forma semicircolare, l’acqua passava poi a un secondo bacino anteriore, dove la gente poteva prenderla con grandi secchi. Il luogo dove hanno ritrovato la statua non era la sua posizione originale, cioè dentro l’edicola più grande che stava in posizione centrale, ma davanti a destra, molto vicino al parapetto esterno. Da questo si è dedotto che la fontana aveva perso la sua funzione in un periodo successivo: il bacino semicircolare era diventato un’esedra e la statua di Traiano era posizionata in un angolo sud orientale dell’esedra. La cosa più interessante, però, è che la gente di quel periodo aveva già dimenticato la storia gloriosa di Traiano. Scambiavano lui per Costantino e Decebalo per Massenzio, che fu sconfitto da Costantino al Ponte Milvio! È un bellissimo ed interessantissimo esempio di come il tempo passa ¾ «tutto scorre», diceva Eraclito di Efeso ¾ e anche i monumenti vengono reinterpretati in contesti diversi dall’originale. Nel nostro caso la storia di Traiano è stata «cristianizzata». Eppure è certo chi sia il personaggio originale, grazie a un particolare curioso: i quattro ciuffi arricciati verso sinistra sull’orecchio sinistro hanno permesso di datare la statua intorno al 113 d.C. perché quell’acconciatura era di moda proprio allora.
Sotto l’edicola destra, hanno anche trovato un’iscrizione di trenta righe in greco (sotto quella di sinistra dovrebbe esserci la versione latina): è il regolamento più lungo sull’uso dell’acqua finora ritrovato al mondo. Tale iscrizione indica come i governatori di Laodicea chiesero al proconsole dell’Asia Vicirius Martialis il permesso di procurare l’acqua per la città, come bisognava fare la manutenzione del condotto dell’acqua, chi ne erano i responsabili, l’ammenda da pagare in caso di abusi e utilizzi non permessi.
Dopo un restauro durato un anno, la statua ¾ a vederla oggi, nessuno direbbe che l’hanno trovata sbriciolata in duecentocinquanta pezzi! ¾ è stata ricomposta e finalmente, terminato il restauro dell’intera fontana, ha ripreso il suo posto originale.
Inaugurata ufficialmente il 29 ottobre 2023 in occasione del centesimo anniversario della Repubblica Turca, la fontana di Traiano è uno dei monumenti da non perdere nella città di Laodicea.